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23 maggio 2014

Alla Regionali serve un voto difensivo

Incombe il "silenzio elettorale" (e un po' di "decongestione" è necessaria assai). Rubo ancora un po' di tempo al manipolo di lettori di questo blog, con qualche considerazione sul voto regionale. Non un vero e proprio endorsement, piuttosto l'offerta di qualche criterio.

In Piemonte, come si sa, si è tornati anticipatamente alle urne in seguito all'annullamento delle elezioni del 2010. La legislatura interrotta per "mano giudiziaria" è, comunque, stata negativamente segnata dalla vicenda di Rimborsopoli. L'esperienza di governo di Roberto Cota (della sua Giunta e della sua maggioranza) non ha certo corrisposto all'apertura di credito che molti, nel suo piccolo anche "Il Sasso", avevano espresso (non solo con il voto).

Oggi la prima esigenza è scongiurare la vittoria del populismo grillino. L'arma del voto, quindi, va indirizzata essenzialmente in questa direzione. Contemporaneamente, nulla può essere concesso al "piccolo centrodestra" (populista a parole, burocratico nei fatti) rappresentato dall'alleanza Forza Italia – Lega Nord. E' innegabile che, all'interno di quelle liste e anche della "civica" pro-Pichetto, ci siano persone valide e rappresentanti di significative esperienze di governo locale, ma la proposta è nell'insieme grandemente insufficiente (e, quindi, irricevibile).

Che fare?
Due le strade.

La prima è il voto al "Nuovo Centrodestra". Certamente "sconfessa" il tentativo integrista del tardoberlusconismo locale, ma non garantisce in senso assoluto dal rischio grillino. Non mancano, all'interno della lista NCD-UDC, gli amici che meritano, per la loro storia e le loro qualità, la preferenza. Per altro, non è per nulla peregrina immaginare (in caso di un Chiamparino "anatra zoppa" per effetto della legge elettorale) un avvicinamento all'area di governo. Con un'esportazione delle "chiare intese" con il Pd, già sperimentate a livello nazionale.

La seconda è la scelta in una delle due liste civiche che sostengono Sergio Chiamparino (quella del Monviso che porta il suo nome e quella dei Moderati) di un candidato che possa irribustire l'area centrista. Una scelta, questa, che da anche rassicurazioni rispetto al non concretizzarsi di una "svolta radicale" (in senso laicista) della Regione a guida Chiampa.

In Val Susa si sono già visti i limiti di una politica schiava dell'ideologia, questo è il tempo del realismo e della moralità del compromesso (ovvio, non sui "principi non negoziabili").

Marco Margrita




permalink | inviato da sassonellostagno il 23/5/2014 alle 18:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



21 maggio 2014

Alle Europee, vota Silvio! Quello giusto: Magliano (NCD-UDC)

Questa volta, per le Europee, vi chiediamo convintamente di votare Silvio. Il riferimento (e il nome che va scritto dopo aver crociato il simbolo di NCD-UDC) è a Magliano. Non certo al Silvio stanco leader di una Forza Italia senza prospettive.
Anche in occasione di queste consultazioni, continuando una tradizione di trasparenza, proponiamo il nostro endorsement. Esponendo – questo è il nostro stile – le ragioni della scelta.

Partiamo dalla scelta della lista. Non è certo quella casa comune degli europopolari italiani di cui vi sarebbe un gran bisogno, forse nemmeno l'embrione di quel Centrodestra Popolare che invochiamo necessario da sempre, ma è l'unico tentativo serio di dare una forma politico-elettorale all'opzione popolare e non populista. A quanti vedano l'Europa come un'opportunità da costruire (anche con le necessarie discontinuità dalla "germanizzazione") più che come un mostro da combattere. La presenza (anche se graficamente minimalista dello Scudocrociato è una suggestione in più).
Chi, come noi, riflette e lavora a un superamento creativo (e valoriale) del berlusconismo, non può che sostenere ogni passo che conduca a questo indispensabile obiettivo.

La scelta per il candidato ha ragioni ideali, generazionali e territoriali.
Ideali. Rappresenta, per storia e metodo di lavoro, la migliore tradizione cattolico-popolare: attento alla famiglia e ai corpi intermedi, saldo sulla difesa dei "principi non negoziabili" e ancorato all'ideale europeista dei Padri Fondatori. Un assertore – perché prima l'ha praticato – del principio di sussidiarietà.
Generazionali. E' un giovane, con un passato e un presente d'impegno nelle autonomie locali. Un giovane non banalmente giovanilista, che non si limita alla virtualità ma coltiva intensi rapporti con realtà sociali e opere. Un giovane che vive, e non solo rappresenta, l'entusiasmo nell'approccio alla politica come servizio.
Territoriali. Il Piemonte non può rimanere (dopo la scelta di concreto rinnovamento di Vito Bonsignore, che ha scelto di non ripresentare la propria candidatura) senza una rappresentanza europea. Il Piemonte, per storia e collocazione geografica, è una "nazione europea". Serve la presenza, nel campo popolare, di un suo rappresentante.

Insomma, per chiudere: domenica 25 maggio, sulla scheda grigia, l'invito è a scegliere NCD-UDC e a scrivere la preferenza Magliano. Questa volta, bisogna votare Silvio. Le ragioni, qualcuna l'abbiamo pure espressa noi, non mancano.




permalink | inviato da sassonellostagno il 21/5/2014 alle 14:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



21 maggio 2014

"Gender, quando l'ideologia dà l'assalto alla realtà". Conferenza all'Istituto Flora, il 30 maggio




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20 maggio 2014

Ideologia Gender - Lettera aperta ai cattolici della Valle (Alessandro Vacchiotti)

Amico e collaboratore di questo blog, il giornalista Alessandro Vacchiotti ha pubblica su "La Valsusa" di questa settimana questa "lettera aperta". La riteniamo interessante e condivisibile, per questo (con il permesso dell'autore) decidiamo di rilanciarla. (S_n_S)


Caro Direttore,
ti chiedo ospitalità sul nostro settimanale diocesano per questa che vuole essere una “lettera aperta ai cattolici della Valle”. La scrivo, se si può richiamare la formula di Giovanni Testori, “dal mio nulla”. Confido, però, che la pochezza di chi li mette in fila, non faccia soprassedere sulla decisività dei contenuti. L’idea di stendere queste righe, credo opportuno dichiararlo in premessa, mi è nata in occasione della recente riunione dell’equipe adulti del Consiglio Diocesano di Azione Cattolica, di cui faccio parte. In quel contesto ho proposto, in modo meno organico, alcuni degli spunti che sintetizzo in questa missiva.
In questi ultimi due decenni, in questa Valle, abbiamo visto, non sempre secondo la cifra di un’adeguata prudenza e comprensione della “laicità della sfera politica”, un forte attivismo di tanti “cattolici impegnati” in un contrasto (definito necessario) alla realizzazione di una grande opera pubblica. Si è assistito, quasi, al desiderio di assimilarsi totalmente al movimento che, a quella opera, non sempre senza contraddizioni, si opponeva. Si è detto che questo fosse necessario per adempiere al compito della “custodia del creato”. Altre voci, ad esempio quelle che si rifacevano al magistero di Monsignor Vescovo che ha sempre richiamato a non “dividere il corpo ecclesiale” su quel tema, sono state spesso tacciate di “collaborazionismo” o di “deficit d’ispirazione evangelica”.
Non è questo il tema, però, del mio scritto. Tutt’al più, un’indispensabile contestualizzazione.
Ciò che mi preme, anche richiamandomi a quanto Papa Francesco ha detto nella recente Udienza all’Azione Cattolica Italiana, è che si sappia, “agli impegni intraecclesiali, unire quello di contribuire alla trasformazione della società per orientarla al bene”. Noi cattolici, anche sul piano locale, non dobbiamo, per richiamare ancora le parole del Santo Padre in quell’occasione, “rimanere chiusi”. Chiusi nelle sacrestie (anche in quelle ammantate di progressismo) e nelle conventicole. Chiusi negli schemi ideologici. Chiusi alla verità, magari perché egoisticamente attaccati a una nostra opinione particolare. Occorre, facendo parlare ancora il Papa, sostanziare “il nostro impegno a incontrare l’uomo dovunque si trovi, lì dove soffre, lì dove spera, lì dove ama e crede, lì dove sono i suoi sogni più profondi, le domande più vere, i desideri del suo cuore”. Incontrare l’uomo vuol dire, prima di tutto, difendere l’uomo e l’umano. Questa è una faccenda pubblica, radicale, che riguarda tutto e tutti. Papa Bergoglio, sempre all’udienza, ci ha ammoniti a “evitare la tentazione della "quiete", che non ha niente a che fare con il rimanere in Gesù; evitare la tentazione della chiusura e quella dell’intimismo, tanto edulcorata, disgustosa per quanto è dolce, quella dell’intimismo”. Occorre, io almeno mi permetto di leggerla così, che i laici si mettano in gioco sulle questioni decisive. D’altronde, se non ci facciamo spiegare questo papato dai giornaloni laicisti o dal tradizionalismo ideologico, lo sappiamo: nessuno ha eliminato la centralità dei “principi non negoziabili”. La loro difesa, piuttosto, è stata consegnata (anche su questo si gioca la reale missionarietà) a noi laici. Tra gli “attacchi all’umano” – e qui mi rivolgo ai fratelli nella fede che vivono nella Valle: su questo tema non si può scegliere la quiete! – una perniciosità particolare l’ha l’ideologia gender. “Il lemma ‘gender’ – ci ha mirabilmente insegnato Benedetto XVI nel discorso alla Curia del 12 dicembre 2012 - viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente”. La Chiesa, noi “popolo cristiano”, non può – “esperta di umanità” qual è – non alzare la propria voce, a difesa del bene di tutti, su questo “attacco alla natura umana”. Di più, di fronte a progetti liberticidi come la “legge contro l’omofobia” - che in realtà rischia di essere solo un modo per mettere il bavaglio alla Chiesa, ai cattolici – non si può cedere alla “tentazione della quiete” per non disturbare il mondo, per non perdere la patente di moderni (che, poi, a ben vedere, è sinonimo di irrilevanti). Ai cattolici di questa Valle, molti dei quali hanno scelto una “strada militante” per “difendere il creato” opponendosi a un treno, rivolgo l’invito a vedere quanto sia attacco alla natura (prima ancora che alla Chiesa) un’ideologia che ha evidenti conseguenze tecnocratiche e consumistiche (si pensi alla questione degli “uteri in affitto”). Un’ideologia – e la collegata legge “contro l’omofobia” che in realtà introduce un reato d’opinione – che richiede una battaglia (laica e trasversale) di contrasto. Sorelle e fratelli della Chiesa che è in Susa, questo il senso di questa “lettera aperta”: non è dunque il tempo di spendersi, senza infingimenti, in questa difesa dell’uomo e della sua natura?

Alessandro Vacchiotti




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13 maggio 2014

La politica ci ascolti. Pinerolo, 20 maggio 2014





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