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Alla Regionali serve un voto difensivo

Incombe il "silenzio elettorale" (e un po' di "decongestione" è necessaria assai). Rubo ancora un po' di tempo al manipolo di lettori di questo blog, con qualche considerazione sul voto regionale. Non un vero e proprio endorsement, piuttosto l'offerta di qualche criterio.

In Piemonte, come si sa, si è tornati anticipatamente alle urne in seguito all'annullamento delle elezioni del 2010. La legislatura interrotta per "mano giudiziaria" è, comunque, stata negativamente segnata dalla vicenda di Rimborsopoli. L'esperienza di governo di Roberto Cota (della sua Giunta e della sua maggioranza) non ha certo corrisposto all'apertura di credito che molti, nel suo piccolo anche "Il Sasso", avevano espresso (non solo con il voto).

Oggi la prima esigenza è scongiurare la vittoria del populismo grillino. L'arma del voto, quindi, va indirizzata essenzialmente in questa direzione. Contemporaneamente, nulla può essere concesso al "piccolo centrodestra" (populista a parole, burocratico nei fatti) rappresentato dall'alleanza Forza Italia – Lega Nord. E' innegabile che, all'interno di quelle liste e anche della "civica" pro-Pichetto, ci siano persone valide e rappresentanti di significative esperienze di governo locale, ma la proposta è nell'insieme grandemente insufficiente (e, quindi, irricevibile).

Che fare?
Due le strade.

La prima è il voto al "Nuovo Centrodestra". Certamente "sconfessa" il tentativo integrista del tardoberlusconismo locale, ma non garantisce in senso assoluto dal rischio grillino. Non mancano, all'interno della lista NCD-UDC, gli amici che meritano, per la loro storia e le loro qualità, la preferenza. Per altro, non è per nulla peregrina immaginare (in caso di un Chiamparino "anatra zoppa" per effetto della legge elettorale) un avvicinamento all'area di governo. Con un'esportazione delle "chiare intese" con il Pd, già sperimentate a livello nazionale.

La seconda è la scelta in una delle due liste civiche che sostengono Sergio Chiamparino (quella del Monviso che porta il suo nome e quella dei Moderati) di un candidato che possa irribustire l'area centrista. Una scelta, questa, che da anche rassicurazioni rispetto al non concretizzarsi di una "svolta radicale" (in senso laicista) della Regione a guida Chiampa.

In Val Susa si sono già visti i limiti di una politica schiava dell'ideologia, questo è il tempo del realismo e della moralità del compromesso (ovvio, non sui "principi non negoziabili").

Marco Margrita

Pubblicato il 23/5/2014 alle 18.45 nella rubrica Diario.

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